Esperimenti armonici


Presentazione:

Il Coro da Camera vaglia costantemente e con grande interesse il repertorio contemporaneo, perseguendo un desiderio di scoperta e di valorizzazione di nuove forme in musica. Animato da tale spirito è stato lo studio e l’approfondimento di due realtà musicali particolarmente care ai cantori ed al loro direttore: quella italiana e quella baltica; questa produzione le coinvolge entrambe.Nello studio e nell’esecuzione della musica baltica siamo sempre rimasti affascinati dalle immagini davvero suggestive che tale scrittura è in grado di evocare; immagini bianche, monocrome, diafane; insomma qualcosa di assimilabile alla quotidianità geografica vissuta dagli autori: distese sconfinate di candidi manti, fredda e soffice neve che si adagia sui primi sprazzi di tundra.

E il sole sempre prossimo al crepuscolo, colorando la terra e il cielo di vita e velando il tutto con un alone di mistero. Emblema di tutto questo è il "Magnificat" di Arvo Pärt; una sonorità decisamente diversa da quella che siamo abituati a sentire sulle parole di questo testo, eppure così pura e candida, così limpida e cristallina, da diventare una perfetta raffigurazione della semplicità di Maria.

La sezione baltica comprende Vytautas Miškinis, un tardo romantico (da alcuni definito esponente del Terzo Romanticismo) che ci immerge in una tipica dolcezza, pur non omettendo elementi di ricerca; peculiare è poi la matematicità di Urmas Sisask, nel suo accostare la creatività e l'arte umana al cosmico moto dei pianeti con la raccolta "Gloria Patri", risultato di un attento studio astronomico-musicale. Rihards Dubra, minimalista ortodosso, è stato il primo contatto del Coro da Camera con questa musica ed è un brano che con la sua bellezza ci estasia ed entusiasma ad ogni esecuzione.

La seconda parte del programma si apre con l'autore considerato padre della composizione corale moderna in Italia, Bruno Bettinelli, scomparso nel 2004. Un gusto davvero particolare, sempre attento alla tradizione ma volto a scoprire nuove forme, generando così una linea senza soluzioni di continuità tra passato e presente. Suo grande allievo è Pietro Ferrario, musicista amico del coro e suo collaboratore, eccellente costruttore di densità armoniche sorprendenti. Biancamaria Furgeri spicca invece per la sua teatralità sulla particolare combinazione di diversi testi che compongono "Ad te levavi oculos meos", dando pennellate decise e mirate a questo piccolo quadro di musica italiana.

 

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